La Ali di Jarvis

praticare_la_paceNel libro sulla pratica dello Shenpa di Pema Chodron (Praticare la Pace in tempo di guerra), c’è una storia molto bella che vorrei condividere. Un episodio avvenuto in un penitenziario americano molto duro, dove la vita è veramente difficile; una breve storia con un grande insegnamento, è la storia di Jarvis e delle sue ali.

Jarvis è un detenuto di San Quintino, un ergastolano che ha deciso di abbracciare il buddismo come religione e filosofia di vita. E’ facile immaginare che in un penitenziario la vita è durissima e l’ambiente molto difficile ma da buon praticante Jarvis evita di alimentare ogni forma di violenza verso ogni essere perché lui sente ogni cosa come parte di se. Un giorno, durante l’ora d’aria un detenuto piuttosto violento, stava per scagliare un grosso sasso contro un gabbiano sceso nel cortile della prigione per bere da una pozzanghera. Jarvis afferrò il braccio del compagno per fermarlo, l’uccello volò via e l’uomo andò su tutte le furie. Scattò contro Jarvis urlando mentre intorno a loro si era formato un circolo di persone che pensavano di assistere a una rissa; l’uomo tutto rosso in volto urlava “Perché lo hai fatto, dimmelo!?
Come ti sei permesso di fermare me!!? Sei pazzo, vuoi morire?!”. Jarvis restò calmo e con voce gentile ma decisa rispose: “Quell’uccello ha le mie ali!” Tutte le persone intorno restarono senza parole, il detenuto violento trasformò la sua espressione di rabbia in una specie di sorpresa e scoppiò a ridere …

“Mi prendi per il culo … cosa vuoi dire che ha le tue ali? “anche tutti gli altri detenuti intorno risero e si dispersero dando pacche sulle spalle a Jarvis. Ancora oggi, dopo anni da questo episodio, ogni tanto qualcuno chiede ridendo: “Cosa intendevi con quella frase sulle ali dell’uccello Jarvis? Ci hai preso in giro, èh…?”. La tensione era svanita con quella frase di Jarvis, una specie di koan* che nasceva da una visione profonda: il volo di un gabbiano appartiene a ogni essere risvegliato alla Via, ogni meraviglia del mondo è anche sua; ogni essere è parte di se perché lui stesso è parte del Tutto. Jarvis aveva evitato la sofferenza e la morte di quel gabbiano e successivamente una rissa nel cortile della prigione, senza umiliare e senza giudicare; nessuno comprese razionalmente quella frase, neanche il suo aggressore ma era bastata a fermarlo e a trasformare la sua rabbia in una risata.
La rabbia e l’aggressività di quell’uomo violento non erano svanite, erano state trasformate dalla consapevolezza di Jarvis.

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